Dare voce alla cura: le storie degli infermieri e delle infermiere di Clariane Italia

2026-05-12
Dare voce alla cura: le storie degli infermieri e delle infermiere di Clariane Italia

In occasione della Giornata Mondiale dell’Infermiere, Clariane Italia ha raccolto le testimonianze di professionisti e professioniste delle proprie strutture per raccontare cosa significhi, ogni giorno, prendersi cura delle persone.

Ne emerge un racconto corale fatto di esperienze e relazioni quotidiane, in cui i valori del Gruppo prendono vita nei gesti più semplici: la fiducia che si costruisce attraverso la presenza e l’ascolto, la responsabilità che guida ogni azione a tutela della persona assistita e l’iniziativa di chi sceglie di esserci, anche nei momenti più complessi e fragili. 

Dalle loro parole prende forma una visione che mette al centro le relazioni, il lavoro di squadra, la crescita continua, insieme a un’attenzione autentica verso gli ospiti. Perché essere infermieri non significa soltanto assistere, ma contribuire in modo concreto al benessere e alla qualità della vita degli altri.

Empatia: quando la cura diventa relazione

Ci sono momenti che restano impressi nel tempo perché raccontano l’essenza più profonda della professione infermieristica, ovvero la capacità di costruire una relazione umana che va oltre la dimensione clinica. 

Per Peter Neng, infermiere della RSA Korian Villa Benedetta, uno di questi momenti è arrivato dopo settimane di cure, quando un ospite gli ha detto:

«Sono felice di essere curato da te. Ti voglio bene».
“Lì ho capito quanto il nostro lavoro vada oltre la tecnica, quanto l’empatia e la presenza possano trasformare una giornata difficile in qualcosa di più leggero e umano.” 

Anche Gheorghe Feher, della RSA Korian Santa Lucia, racconta come siano spesso i piccoli gesti a dare significato al lavoro quotidiano:

«Una mattina un ospite che aveva perso la voglia di comunicare mi ha preso la mano e mi ha sorriso. Un gesto semplice, ma incredibilmente potente. In quell’istante ho capito che il nostro lavoro non significa solo curare, ma restituire luce, dignità e umanità alla vita delle persone.»

Per Margherita Converselli, infermiera in Medicina Sportiva da otto mesi presso il Poliambulatorio Kormed Leonardo da Vinci, la relazione passa invece dall’accompagnare le persone nei loro percorsi di crescita:

«Ci sono momenti che restano impressi più di altri. Come l’emozione negli occhi di un bambino alla sua prima visita agonistica: curiosità, un po’ di timore, ma soprattutto entusiasmo. Sapere di far parte di quel percorso rende il mio lavoro ancora più speciale.»

Queste esperienze, seppur diverse, sono accomunate dalla stessa consapevolezza e da una visione della cura che nasce prima di tutto dall’ascolto e dalla vicinanza, rendendo riconoscibile l’unicità di ogni persona. 

Fiducia che nasce dalla presenza quotidiana

La professione infermieristica richiede competenza e responsabilità, ma anche la capacità di costruire fiducia attorno alla persona assistita e alla sua famiglia, attraverso la coerenza dei gesti e il rispetto degli impegni assunti ogni giorno. 

Neethu Johny, infermiera presso la RSA Il Valentino di Torino, riflette sul significato profondo del suo lavoro:

«Essere infermiere significa prendersi cura con responsabilità e rispetto, garantendo e difendendo la dignità della persona anziana. Ogni gesto, ogni parola, ogni attenzione diventano un modo per far sentire la persona accolta, ascoltata e riconosciuta nella sua unicità.»

Nel suo racconto emerge anche la dimensione più complessa della presa in carico, che riguarda il lavoro di équipe e il supporto alle famiglie, dopo l’ingresso in struttura:

«Abbiamo visto i familiari trasformare la loro paura in fiducia, il loro senso di colpa in sollievo. Hanno potuto toccare con mano il valore del lavoro condiviso tra infermieri, OSS, fisioterapisti, psicologa, animatrice e medico.»

Anche Francesca Berti, giovane infermiera della Clinica Kormed Leonardo, presente da circa un anno, mette al centro la relazione di fiducia che si crea nella quotidianità:

«Ho scelto questo lavoro perché mi viene spontaneo prendermi cura degli altri e cercare di essere un punto di riferimento rassicurante, soprattutto nei momenti più delicati. La cosa che amo di più sono le chiacchiere con i pazienti: in quei momenti si crea qualcosa di speciale, fatto di fiducia e ascolto, che va oltre l’assistenza.»

Una professione che cresce con le persone

All’interno di Clariane, la cura passa anche dalla formazione continua, che permette ai professionisti di crescere sia dal punto di vista tecnico che umano, in un contesto condiviso e collaborativo.

Silvana Soldano, infermiera del Centro Fisioterapico Ambulatoriale Kormed Tarantini, racconta:

«Essere infermiera significa anche crescere ogni giorno, attraverso confronto, formazione continua e valorizzazione del proprio operato. Il clima aziendale Kormed è un terreno vivo dove questi valori trovano espressione.»

Per Michele Rossi, infermiere presso la Casa di Cura Kormed Frate Sole, la crescita è strettamente legata alla qualità dell’ambiente di lavoro:

«Questa struttura rappresenta per me un’opportunità di crescita professionale, grazie alla presenza di personale qualificato e percorsi di formazione continua.»

E conclude: «Credo che questa esperienza mi permetterà di crescere sia dal punto di vista umano che professionale. Condivido la missione dell’azienda e mi riconosco nei suoi obiettivi.»

Attraverso queste testimonianze si afferma una visione condivisa della professione infermieristica: un lavoro che trova il suo valore più profondo nella capacità di generare fiducia e benessere per le persone assistite.

È un ruolo spesso silenzioso, che si misura nei gesti quotidiani più che nelle parole e che contribuisce in modo determinante a creare ambienti in cui le persone non si sentano sole, ma accompagnate ogni giorno da professionisti che, insieme, restituiscono loro dignità e umanità.

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