Il valore della cura quotidiana: le testimonianze delle professioniste e dei professionisti OSS

Il valore della cura quotidiana: le testimonianze delle professioniste e dei professionisti OSS

La Giornata Nazionale dell’Operatore Socio Sanitario è stata l’occasione per Clariane Italia di raccogliere anche le voci delle nostre professioniste e dei nostri professionisti OSS, dandoci modo di raccontare il significato più autentico di un lavoro che trova il proprio valore nella presenza costante e nell’attenzione quotidiana.

Quella degli OSS è una professione fondamentale nella vita dei nostri ospiti, perché accompagna la quotidianità nei suoi aspetti più concreti e, allo stesso tempo, più profondamente umani. È un lavoro fatto di competenze assistenziali, attenzione quotidiana e capacità di esserci anche quando le parole non bastano.

Nelle loro storie emerge una visione condivisa della cura che ha il potere di trasformare la fragilità in un’esperienza più serena e umana.

Il valore dei piccoli gesti

Spesso sono proprio le attenzioni più semplici a lasciare il segno: un sorriso, una stretta di mano, una parola di conforto o il tempo dedicato all’ascolto possono cambiare la giornata di una persona fragile.

Irene Rosaldi, della Casa di Cura Kormed Frate Sole di Figline e Incisa Valdarno (Firenze), lo racconta con una frase essenziale ma potente: «Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso.»

All’interno della RSA Korian Smeralda di Padru (Sassari), Angela Jennifer Ciquero Vergara, descrive il proprio lavoro come una presenza concreta accanto agli ospiti nei momenti di maggiore bisogno:

«Un sorriso, un gesto di attenzione, una parola di conforto possono rendere le giornate dei pazienti più leggere e serene.»

Nella stessa struttura, Antonella Mandras ritrova il senso del lavoro nella possibilità di far sentire gli ospiti «più sicuri, ascoltati e accompagnati», attraverso piccoli gesti quotidiani che restituiscono serenità e vicinanza.

Ascoltare anche i silenzi

Nel loro lavoro, la relazione passa spesso anche attraverso ciò che non viene espresso apertamente. Richiede sensibilità ed empatia, ma anche la capacità di riconoscere bisogni e paure nei momenti più silenziosi.

Francesca Ercolano, della Casa di Cura Kormed Frate Sole, descrive così questa dimensione della professione: «Non è solo un lavoro d’assistenza, è l’arte di saper ascoltare anche i silenzi e di trasformare un momento di fragilità in un momento di conforto.»

Una visione condivisa anche da Antonietta Grieco, della RSA Korian Residenza Aurelia di Santa Marinella (Roma), che racconta il proprio ruolo come la capacità di «avere mani che aiutano, ma soprattutto occhi che vedono la persona prima del bisogno».

Per Laura Pucci, sempre della stessa Residenza, essere OSS significa esserci nei momenti più difficili, «di solitudine, di malattia o di apparente benessere», cercando ogni giorno di far sentire le persone meno sole e più accolte.

Parole che restituiscono il significato più autentico di questo lavoro, che mette al primo posto l’unicità delle persone, senza mai dimenticare le loro fragilità.

Una professione essenziale, spesso silenziosa

Infine, questa professione vive il contatto più diretto con gli ospiti e i pazienti. Per questo, il loro ruolo è fondamentale nell’accompagnare ogni giorno le persone assistite con competenza e continuità.

Laura Murgiuc, della RSA Korian Residenza Aurelia di Santa Marinella, sottolinea quanto questa professione venga ancora troppo spesso raccontata attraverso stereotipi superficiali, dimenticando il valore umano e relazionale che porta con sé ogni giorno.

«Gli OSS sono il volto quotidiano dell’assistenza», racconta. «Non si limitano a fare assistenza: restituiscono dignità alla fragilità e allo stesso tempo tengono in piedi RSA, strutture riabilitative e reparti ospedalieri. Sono quelle figure che trascorrono più tempo accanto alle persone fragili, che ne conoscono paure, abitudini, silenzi e sofferenze».

Anche Maurizio Mirulla e Gennaro Volpe, della Casa di Cura Kormed Frate Sole, riassumono il senso più profondo di questa professione in poche parole: «Mani che aiutano, cuori che confortano.»

Attraverso queste testimonianze prende forma il racconto di un lavoro che spesso resta dietro le quinte, ma che contribuisce in modo determinante alla qualità della vita delle persone assistite.

Perché prendersi cura significa anche costruire ambienti in cui le persone possano sentirsi accolte, accompagnate e sostenuto, anche nei momenti più vulnerabili della loro vita.

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